Respiro forte per non sentire il suono del silenzio.
E’un rumore assordante, che ti soffoca. Seduta per terra sento le macchine passano, i ragazzini che sgommano sull’asfalto caldo inforcando scooter modificati, le biciclette che con le loro ruote strisciano veloci tra le foglie per terra, il fruscio di un vento leggero che sfida l’afa tra i rami dei tigli davanti a casa, il rumore delle pagliuzze di polvere in un fascio di luce che filtra dalla finestra. Sento i merli che verseggiano, un cane che abbaia in lontananza, gli schiamazzi di bambini all’asilo di fronte. E un’altra macchina passa.
L’aria che mi entra nelle narici, ingrossa i polmoni e fuoriesce, lasciandomi la sensazione che qualcosa dentro al petto mi batta forte. E allora io batto le dita facendo più rumore sui tasti del computer, ritmati e noiosi, per non sentire cosa pulsa. Ma non funziona. Mangio un grissino e lo mordo forte, per sentire il pane croccante contro ai denti e dimenticare cosa pulsa, se pulsa. Ma respiro e riesco a fare tutto queste cose, sentire senza ascoltare, scrivere su una tastiera. Quindi pulsa.
Non c’è mai veramente silenzio. Un pelucchio mi entra nel naso, suppongo, e starnutisco forte. Del ferro cade per terra, lontano in qualche fabbrica, forse. Un rumore metallico chiaramente distinguibile. Trapano, uccelli, macchina che passa, clacson che suona. Ronzio dell’hard disk, rumore delle dita dei piedi che si muovono nelle ciabatte di plastica o ecopelle, come si vuol chiamarle, piedi che cigolano, sudaticci. In questo finto silenzio dove nessuno parla, i cd sono riposti nelle custodie, gli mp3 organizzati in cartelle cioè che pulsava nel petto si è spostato alla pancia, facendo più rumore, lasciandomi un senso d’angoscia, di sopraffazione.
Ho freddo.
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